L’Attacco dei Giganti – LOST GIRLS

Buon giorno! ^_____^

Anche stavolta, mi ritrovo qui dopo tanto tempo sul mio Blog a scrivere una sorta di recensione lunga su un volume unico che avevo tanto atteso fin dal suo annuncio e che proprio ieri ho finito di leggerlo tutto. Come avrete ormai capito dal titolo di questo post il volume a cui mi riferisco più precisamente è una light novel, un romanzo, detto in altri termini, e fa riferimento appunto ad una delle serie shonen più discusse di questi ultimi tempi, nata dalla mano di Hajime Isayama L’Attacco dei Giganti (il cui titolo originale è Shingeki no Kyojin) ha saputo farsi largo tra gli altri manga con un trio di eroi un po’ fuori dalla norma, con un’ambientazione tipicamente medievale e con una trama in cui i colpi di scena non mancano mai su uno sfondo in cui l’umanità è messa alle strette da dei pericolosi giganti che appaiono chissà da dove e che minacciano il vivere quotidiano della gente costretta a nascondersi dietro altissime Mura ma facendo sì che non possano mai uscire fuori, una libertà che non vogliono prendersi salvo giocare con il proprio destino.

L’Attacco dei Giganti – Lost Girls è una raccolta di tre racconti che si inseriscono in precisi momenti della narrazione del manga e di conseguenza anche dell’anime. Le protagoniste assolute sono due ragazze facenti parte della rosa dei personaggi principali. Entrambe forti, coraggiose, silenziose ma con in mente obiettivi molto precisi e determinate a portarli a termine sono Mikasa Ackermann ed Annie Leonhart. La mora e la bionda.

I tre racconti si intitolano: Lost in the cruel world, Wall Sina, Goodbye e Lost Girls che da per l’appunto il titolo al romanzo scritto da Hiroshi Seko in collaborazione con l’autore della serie. Ognuna di queste storie racchiude in sé una girandola di sentimenti, di paure, di preoccupazioni, di momenti in cui si sente persi, di ritmi di vita lenti, di giornate tranquille a rimirare fuori dalla finestra, di attimi in cui si pensa se è la cosa giusta da fare e se non si sta invece sbagliando tutto. Mikasa e Annie sono poi due personaggi incredibilmente audaci e senza esitazioni che hanno saputo conferire alla serie principale decisamente più attenzione e interesse, mantenuto vivo dall’evolversi poi delle vicende. Personalmente su di loro ci si fanno dei pareri personali, si pensa che siano così e poi invece leggi questo romanzo e pensi che finora non avevi mai capito un bel nulla su di loro. Mi ha decisamente saputo spiazzare in senso positivo e di questo sono molta grata. Tra le tre storie, inizialmente, avevo letto solo la prima e me ne ero innamorata ma poi leggendo anche la seconda e la terza ho potuto constatare che valgono tanto quanto la prima, in pratica, mi è parso un buon volume tutto da scoprire e da leggere.

Tuttavia, sono dell’opinione che è meglio che conosciate l’opera originale per poter quindi capire bene gli eventi e i fatti in modo tale che vi facciate un’idea precisa di come ogni cosa poi piano piano prende posto, tanti pezzi di un puzzle che fanno solo una parte del risultato finale, altri punti sono oscuri e forse non li sapremo mai. Ed ora mi appresto a dire la mia su ognuno dei tre racconti. 

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Tutto il lirismo del manga del momento, L’attacco dei giganti, in tre intensi racconti legati agli eventi narrati nel fumetto e nell’anime con protagoniste Mikasa e Annie. Quali sono le sfide che dovranno affrontare?

Fonte: Planet Manga

Lost in the cruel world

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Quella che vedete qui di fianco è la prima pagina del primo racconto e la protagonista è Mikasa. Da come potete capire leggendo l’incipit ci troviamo nel punto della storia in cui Armin sta elencando i nomi dei loro compagni persi in battaglia durante un attacco dei giganti dentro le Mura e purtroppo l’ultimo che Armin nomina è il protagonista Eren Jeager che tutti credono essere stato mangiato da un esemplare di gigante. La stessa Mikasa ormai è come in trance, non riesce più a capire nulla, troppo provata dalla perdita del suo primo e più caro amico e in tutto ciò, nella mente della ragazza non può non affiorare il ricordo della prima volta in cui ha incontrato e conosciuto Eren e di come lui le raccontasse di un mondo ben più vasto all’esterno delle Mura fatto da una distesa infinita di acqua salata che veniva chiamato “mare”, di chilometri e chilometri di dune di sabbia e di distese di ghiaccio e di tanti altri paesaggi che aveva sempre e solo letto nei libri o ne era venuto a sapere dal suo coetaneo Armin che, come lui, desiderava e progettava di scappare lontano dal Distretto di Shiganshina e uscire nel mondo vero e proprio. Mikasa se lo ricorda bene quel giorno. Era uno dei suoi giorni preferiti ovvero un giorno di pioggia in cui l’aria era fresca e il cielo era troppo grigio e brutto per uscire fuori di casa ed era anche uno dei piccoli miracoli in cui la stessa bambina sperava e pregava che accadesse. Dalle parti di Mikasa, sulle montagne, non pioveva quasi mai ma quando succedeva allora lei era la bambina più felice del mondo intero perché trascorreva sempre quelle rare occasioni con la sua famiglia, suo padre e sua madre, chiusi in casa, a volte succedeva che suo padre cucinasse qualcosa di buono e sua madre si dava al ricamo, Mikasa invece stava china sui libri o faceva esercizi di matematica. Sua madre in quei momenti le faceva anche imparare a cucire e le diceva che poi anche lei stessa avrebbe dovuto fare la stessa cosa con sua figlia, se mai ne avesse avuta una. Mikasa però si vide in un certo senso rovinare quella bella atmosfera che tanto lei bramava dall’arrivo del dottor Jaeger che quella volta si presentò alla porta della loro casa con appresso il figlioletto di nove anni, Eren. 

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La prima opinione che si fece la bambina fu di un ragazzino con addosso una carica talmente forte di rabbia interna, nata e alimentata chissà da cosa, di cui era meglio non averci niente a che fare. Eh, sì, Mikasa non ebbe per niente una buona impressione su Eren e lo trovava in qualche modo insopportabile e tutto strano forse anche un tantino sgarbato. Inoltre, per lei il suo arrivo era stato qualcosa che aveva mandato a monte uno dei suoi giorni perfetti da poter passare con i suoi genitori e invece ora era stata mandata in camera sua a giocare con questo bambino. Per Mikasa era stato un duro colpo. Il dottor Jaeger doveva visitare la madre di Mikasa perché incinta e quindi capitava che di tanto in tanto venisse a trovarli ma mai aveva portato con sé il figlio ribelle Eren. Quest’ultimo non sembrava molto interessato ai bambolotti di Mikasa e così aveva preso a parlare di quanto gli sarebbe piaciuto poter entrare a fare parte dell’Armata Ricognitiva e poter quindi uscire fuori dalle grandi Mura, il suo sogno infatti era quello di diventare un soldato e non importava quanto avrebbe ancora dovuto aspettare ce l’avrebbe fatta sicuramente e avrebbe visto tutto ciò di cui aveva solo e sempre sentito parlare. Tuttavia appena la pioggia smise di battere al suolo Eren ne approfittò per portare con sé la ragazzina nel bosco e lei pensò che non fosse una cattiva idea ma quando cominciarono a inoltrarsi più a fondo la paura l’assalì. Suo padre l’aveva sempre portata nelle zone più sicure lontano dagli animali selvatici, dai pericoli, ma mai Mikasa avrebbe potuto pensare di andarsene a zonzo così sconsideratamente come ora stava facendo seguendo Eren alla prese con la sua mania di esplorazione mossa dalla sua irrefrenabile curiosità verso tutto che gli era ignoto. Eren le aveva anche dato della gallina nel senso che proprio come le galline lei non faceva altro che mangiare e dormire, per un circolo infinito di volte, stando al sicuro nel suo recinto in attesa del giorno in cui sarebbe stata uccisa. Uccisa da cosa? Dai giganti, forse? Mikasa era spaventata alla sola idea ma Eren le stava spiattellando i suoi pensieri senza un minimo tocco di sensibilità e ben presto la fece scoppiare a piangere. Nonostante ciò, Eren la consolò dicendo che queste zone all’interno del bosco le conosceva bene perché suo padre ce lo portava spesso e quindi per questo non doveva sentirsi impaurita. Piuttosto, Eren cercò di farle capire quanto era importate invece spingersi più in là e andare oltre quel posto che noi chiamiamo “casa” o gabbia. Se Eren desiderava uscire e sentirsi libero Mikasa invece vedeva un mondo che era costituito solo dalle pareti di casa sua dove si sentiva al sicuro e protetta con suo padre e sua madre e le sue giornate passavano semplicemente a svolgere lavoretti domestici e a studiare. Ma piano piano Mikasa si rende conto che aver conosciuto Eren in fin dei conti non è stata una brutta cosa anzi, inizia, addirittura, ad attendere con ansia, ogni dieci giorni, l’arrivo del dottor Jaeger che avrebbe portato con sé Eren. I due si legano molto ma neanche Mikasa sa bene cosa rappresenti per lei Eren: un amico o un fratello maggiore? Ma siccome Mikasa non ha mai avuto nessuno dei due non sa bene che differenza ci sia. E i loro pomeriggi scorrono rapidi sulle rive dei fiumi, a raccogliere le noci dagli alberi, a correre sotto il sole, a mangiare il loro pranzo al sacco sotto l’ombra di un grande albero ombroso e ogni volta Mikasa non si annoiava mai.

050520163371Ma cosa succede quando poi, di colpo, Eren smette di accompagnare il padre a controllare le condizioni della madre di Mikasa? Cosa succede quando Mikasa si ritrova improvvisamente senza il suo amico preferito? Le speranze, la voglia di stare con lui a sentirlo parlare dei suoi sogni  – tutti segreti tra loro – e andarsene semplicemente in giro all’aria aperta a giocare svaniscono in un colpo e Mikasa si ritrova di nuovo sola. Passano i giorni, la bella stagione lascia il testimone a quella fredda ma il pensiero di Eren nella mente di Mikasa non passa neanche per un secondo. Tuttavia, in seguito, per una serie di circostanze, i due si ritrovano e Mikasa capisce che niente lo avrebbe mai fermato dal realizzare il suo sogno di varcare le Mura e sarebbe stato del tutto inutile provare a trattenerlo. Mikasa, nel corso della storia, si ritrova addirittura a sperare che Eren non possa mai riuscirci solo per tenerlo vicino a sé, per averlo accanto sano e salvo ma poi a colloquio con Grisha giunge alla conclusione che Eren è come spinto inesorabilmente verso qualcosa di più forte addirittura di lui stesso e che avrebbe dovuto lottare contro una grande forza

Questo primo racconto riassunto brevemente in queste mie righe ha dato modo di farci vedere una Mikasa ingenua, innocente, debole, che, in un giorno di pioggia conosce Eren dal temperamento caldo, da una rabbia costante dentro di sé, dal desiderio irraggiungibile per gli adulti di scoprire il mondo esterno. Il contrasto tra queste due personalità ha fatto sì che vedessero le cose in due modi del tutto differenti ma dall’altra parte li ha anche legati. L’attaccamento forte di Mikasa per Eren è qualcosa che si consolida lentamente dentro di sé e che la porta a voler fare di tutto per proteggerlo, forse perché Eren con la sua voglia di sperimentare, di credere fermamente nei suoi ideali e di rimanere tale fino in fondo ha saputo mostrare una parte del suo carattere che Mikasa non possiede e forse in cuor suo ha anche sperato di poter diventare come lui, in grado di poter far spiccare le ali come la farfalla che Eren le regala per farsi perdonare di essersi persi di vista per un lungo periodo. E quella farfalla è come Eren, ha una vita breve, è piccola e sottile, le sue ali sono cristalline, ma in quei pochi lenti battiti di ali riesce a trovare il coraggio per uscire dalla finestra e andare oltre. Mikasa si ritrova a pensare cosa ne sarà della farfalla che ha liberato, rimarrà intrappolata in qualche ragnatela e poi finirà per essere una preda? Non può fare a meno di pensarci.

Questo racconto inoltre, aggiunge, con veemenza una dura realtà alla quale Mikasa deve fare i conti: chi è più forte di te farà di tutto per farti cadere giù, per farti rigare dritto secondo le sue convinzioni. E così Mikasa assiste ad una scena cruenta: Eren picchiato da un anziano signore e da un uomo solo perché un bambino che non la pensa alla loro stessa maniera e come tale deve essere fatto rieducato. Proprio Eren che ritiene fortunata Mikasa perché arrivata al Distretto di Shiganshina nel giorno del ritorno trionfale degli eroi, soldati dell’Armata Ricognitiva che tornano dalla loro spedizione fuori dalle mura, ma non c’è niente di eroico nel numero sempre più crescente dei morti, degli altrettanto feriti e dai loro visi sconvolti, sconsolati, scossi anche dal pianto della madre di uno di questi che si ritrova tra le braccia il fagotto con l’unica parte rimasta del figlio Moses: un braccio. E c’è chi la pensa in un modo e chi in un’altra e da qui nascono le differenze di pensiero su cosa sia giusto e sbagliato. Per riuscire a restare in vita devi lottare con tutto se stesso ma neanche Mikasa a quel tempo sapeva cosa voleva dire. Tra sospetti, scontri con lupi bramosi di carne umana, tra paure e fallimenti, tra ideali in cui credere, tra una festa cittadina e l’incontro con il Signore degli Specchi Mikasa imparerà che se vuole stare accanto a Eren deve fare proprio come il bambino stesso le ha suggerito: lottare e non arrendersi mai perché se non combatti non puoi vincere ma neanche perdere e quando arriverà il tuo momento devi sapere cosa fare. 

Questa storia accende i riflettori sui pensieri di una considerata la migliore combattente della serie de L’Attacco dei Giganti e ci mostra come sia possibile cambiare in nome di qualcosa che si vuole ottenere. Si passa con gradualità da un’atmosfera famigliare, ristretta, del focolare di Mikasa e della sua famiglia alla realtà nuda e cruda fatta di lotte sociali, per il potere, per il soldi, per la sicurezza passando poi alla tristezza, alla malinconia, all’impossibilità di fare alcunché perché troppo piccoli, impotenti proprio come Eren che non vede negli adulti ciò che lui prova, non riconosce quelli che dovrebbero nutrire il suo stesso interesse per il mondo esterno e per questo viene picchiato, perché strano, perché diverso, gli affibbiano il titolo di “eretico” e scatena liti con ragazzi più grandi di lui, in tutto ciò, però con Armin elabora un piano per fuggire una volta per tutte dalle Mura, salvo poi far finire il tutto all’aria. Ma non importa quanti fallimenti ci saranno ogni volta ciò ti fortificherà e sarai più motivato per andare avanti.

La determinazione, la freddezza, il coraggio di stringere un’arma in mano e di saperla usare nel modo corretto, la voglia di proteggere le persone a cui si è più uniti, tutto ciò farà maturare quell’acerba e impaurita Mikasa verso un’esistenza che neanche lei avrebbe mai potuto pensare di poter condurre in una lotta continua per stare accanto a Eren nonostante a volte gli sembri troppo lontano come se fosse sempre un po’ più in là di quanto non possa riuscire ad avvicinarsi. A volte, è proprio vero, ci si sente come si fosse persi in un mondo crudele. 

Wall Sina, Goodbye

Questa seconda storia si inserisce invece il giorno prima di un importante avvenimento della storyline ovvero l’apparizione del Gigante Femmina che dava la caccia a Eren durante la 57esima spedizione dell’Armata Ricognitiva fuori dalle Mura. La protagonista è Annie questa volta. Annie come immagino sapete fa parte del Corpo di Gendarmeria ed è stata collocata nel Distretto di Stohess. Divide la stanza con Hitch e ha un importante favore da chiederle. E’ una cosa urgente e non può aspettare che la sua compagna torni perché sarebbe troppo tardi e l’indomani ha un impegno che non può in alcun modo spostare. E’ il suo giorno libero e anche se Hitch lo passerà tutto fuori dalla caserma con le sue amiche in cerca di qualche svago come prendere il tè o stare in compagnia di altri ragazzi su una nave Annie invece lo trascorrerà a prepararsi mentalmente per il suo impegno. E’ in camera e soffia continuamente su una pallina di polvere ammirando la strana danza che questa fa quando viene solleticata dal suo fiato, persa in tutto ciò, quando le appare davanti Hitch va dritta al punto dicendole di riferire domani ai superiori che è malata e per questo non può svolgere le sue mansioni. Annie sa bene che un giorno di malattia scivola presto nel dimenticatoio rispetto a qualsiasi altra scusa campata in aria che invece farebbe rizzare l’attenzione degli altri causandole sospetti e ha infatti optato per questa scelta. Hitch lo farebbe anche con piacere ma in cambio anche lei deve farle un favore. A Hitch è stato assegnato il compito di investigare sulla scomparsa di Carly Stratmann ma dato che non ha fatto nulla per mettersi sulle sue tracce e reputando questo compito solo una noiosa perdita di tempo cerca di sbolognarla ad Annie. Quest’ultima accetta, in fondo non ha niente da fare e poter occuparsi di qualcosa anziché rimuginare sull’impegno che l’aspetta domani potrebbe servirle per distrarla temporaneamente. Quindi perché no? Anche se sicuramente non avrebbe risolto il mistero in un solo giorno almeno ciò le avrebbe permesso di concentrarsi su altro. E parte subito con le indagini. 

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Quello che subito salta all’occhio ad Annie è che il signor E. G. Stratmann è un uomo che vive molto agiatamente e che ha una sorta di strano legame che lo unisce alla figlia Carly. Orfana di madre Carly conduce una vita che suo padre non conosce, i due vivono due esistenze separate ma entrambi si riuniscono solo all’ora di cena, questo è il loro patto: ognuno si farà i propri affari a condizione che cenino assieme ogni sera. Poi, però, una sera Carly non si presenta a tavola e il padre sporge denuncia di scomparsa alle autorità. Tuttavia, da quello che Annie inizia a capire è che quest’uomo ha un senso spiccato per capire quando c’è qualcosa che si vuole nascondere forse dovuto al fatto che è un commerciante e se ne intende di queste cose. Il signor Stratmann, presidente della compagnia di trasporti Marleen, è adirato che finora chi di competenza non ha fatto un benché passo in avanti per ritrovare la figlia e riportarla a casa ma vede di buon occhio Annie e così inizia a fidarsi abbastanza di lei anziché dover chiedere aiuto ad un privato. La ragazza investigando nei documenti e nelle scartoffie trova qualcosa una pista da seguire che la conduce in un bar, al Pitt Ridoz, e qui si scontra con degli ubriaconi che prima cercano di far finta di non sapere nulla a riguardo salvo poi farsi mettere nel sacco da Annie e ritornare sui loro passi. Da loro Annie raccoglie importanti informazioni ma di una cosa è sicura, c’entra qualcosa la droga, la coderoina, una sostanza illecita ma di facile reperibilità a Stohess. Carly la conoscono bene i clienti di quel bar, la dipingono come una ragazza allegra che regala loro tanti sorrisi, che canta e che balla, quasi l’anima della festa per quei poveri fumatori-ubriaconi che non sono altro. Ma allora perché è sparita? Cosa può essere successo? E’ finita nelle mani di un rapinatore? Annie pensava che forse per la posizione agiata della sua famiglia avrebbe potuto fare gola ai ladri che forse la tengono anche in ostaggio ma il signor Stratmann aveva negato questa possibilità, se fosse stato così allora avrebbe di certo ricevuto una lettera con scritto il pagamento da compiere per riavere la figlia sana e salva. E ora sbuca questa pista della droga … dove la condurrà mai?

Purtroppo, mi duole interrompermi proprio qui, sul più bello ma spero che capirete la mia scelta. Questo racconto inserisce Annie in una situazione del tutto nuova, diversa dal solito, la vediamo svolgere il suo compito in quanto facente parte del Corpo di Gendarmeria mentre cerca indizi per ritrovare una ragazza sparita nel nulla che sembra aver a che fare con qualcosa di losco dietro. Qui l’atmosfera che si respira è a dir poco tipica dei romanzi gialli, personalmente ho adorato questa storia. Annie è in grado di badare a se stessa ma anche di saper cogliere il nemico con le spalle al muro. E’ forte e si dimostra anche intuitiva e ci azzecca anche! Ovviamente non mancano le lotte, le sparatorie, sangue e pistole a tutto spiano dove la nostra protagonista dovrà districarsi tra il ritrovamento di un uomo morto sotto il letto in un quartiere malfamato, l’odore perenne di fumo di sigarette, la droga che imperversa nella città e in tutto ciò, una ragazza scomparsa. Che ricompare alla fine della storia ma getta il tutto in un quadro a dir poco incredibile, un evolversi di sospetti e di occhiatine furbesche, un continuo ricercare la verità e il pensiero del domani, di quel che Annie dovrà fare, perché sì, ha una missione da portare avanti e forse, anche per lei, alla fine, arriverà l’ora di tornare a casa oppure no, forse non ci tornerà mai più. Ed è la stessa scelta alla quale dovrà pensare Carly Stratmann. Una cosa è sicura, sarà l’addio al Wall Sina. 

Ho trovato questa storia incredibilmente intrigante ed avvincente, non sembrava neanche di trovarsi nel mondo de L’Attacco dei Giganti anche perché lo sfondo di questo fatto conferisce ad Annie un fascino che ammetto non sarebbe stato facile cogliere. E non manca di farci strizzare l’occhio su un particolare che si ripresenterà anche nel prossimo racconto ovvero il suo anello. Chi conosce l’opera scommetto che in questo momento sta sorridendo proprio come me, beh, il colpo di scena è assicurato! Annie si mostra quasi come una eroina che lotta per il bene (ma quale?) e assume un ruolo che sembra calzarle perfettamente addosso. Decisamente, è stata una storia che rileggerei molto volentieri forse proprio perché fa parte di una realtà all’interno del Distretto di Stohess di cui conosciamo poco e niente se non che fa da scenario ad un altro avvenimento importante della serie. Non solo, questa storia è anche quella che occupa più spazio all’interno del romanzo, ha un numero maggiore di pagine rispetto al precedente capitolo e mi è piaciuto anche quando Annie alla fine perde un po’ la pazienza, lei sempre così silenziosa e sulle sue, calcolatrice e buona osservatrice che non si lascia sfuggire nessuna emozione che sbotta dalla stanchezza e che se la prende con tutti è stato assolutamente uno spasso. Un episodio della vita di Annie che ci mancava e che è stato un vero piacere poter scoprire. 

Lost Girls

E questo è invece l’ultimo racconto che come accennavo all’inizio di questo post da anche il titolo al romanzo stesso. Nel primo abbiamo visto una giovane Mikasa alle prese con un mondo crudele che gioca con la vita degli esseri umani e nel secondo invece una Annie il giorno prima di un’importante missione per lei, le sue ansie e quella voglia – dentro di sé – di tornare a casa. In questo invece le vediamo entrambe e in un momento ben preciso dell’opera che getta una piccola luce – ma in realtà molte più ombre – sul mistero dei giganti. Annie è stata messa alle strette da Mikasa nel momento in cui cerca di arrampicarsi sulle Mura per tentare di scavalcarle e quindi di scappare via ma Mikasa, infuriata, fa di tutto per farla cadere ed infine, ci riesce. La colpisce sulla fronte con una semplice frase “Annie, và giù” e lei cade precipitando. In quel momento Annie ha per la testa tanti ricordi che le riaffiorano in mente sotto la vista di un cielo azzurro che sembra prendersi gioco di lei, è una bella giornata eppure a lei è toccata questa fine, ha finito, ha fallito. All’improvviso mentre guarda per l’ultima volta Mikasa le è quasi grata che sia stata sconfitta per mano sua.

E si ricorda di quella volta che ebbe un confronto nelle cucine al Campo di Addestramento Reclute.

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Ad Annie piaceva andare nelle cucine quando era il suo turno a sbucciare patate, cipolle e verdure, di solito, ci entrava prima degli altri così non solo finiva prima di fare il suo dovere di recluta ma poteva in tutta calma respirare il vento fresco che entrava dalla finestra e sentire il rumore del silenzio inondarle le orecchie. Quando poi le sue mani si erano riposate a sufficienza riprendeva a tagliare gli ortaggi e la catasta di lavoro diminuiva sempre più finché tutto era stato pelato. Tuttavia, in una giornata come queste, in cui era intenta a sbucciare patate con un coltellino, vide entrare Mikasa accompagnata anche da altre reclute ma si stupisce nel vederla perché se ricordava bene oggi non era il suo turno. Mikasa mostra ad Annie un anello e quest’ultima lo riconosce subito, è il suo! Mikasa le dice che probabilmente l’ha perso mentre stava combattendo corpo a corpo contro Eren durante una lezione di allenamento. Poi però la stupisce quando le mostra quel meccanismo per il quale è dotato il suo anello ed Annie si ritrova subito a dire una scusa dicendo che è stato un regalo dei suoi genitori prima che lei si arruolasse, una loro piccola speranza, un modo di auto-salvaguardarsi nei momenti in cui potrebbe non essere nella condizione di poter fare altro. Mikasa rimane in silenzio ma ha ancora dubbi a proposito e poi Annie le chiede come mai le stia facendo questa domanda, a tal proposito la ragazza se ne esce dicendo che ha paura se nel fronteggiarsi ancora con Eren possa nuocerlo con questo anello ed Annie la rassicura dicendo che non c’è pericolo in tal senso.

Mikasa e Annie hanno una piccola conversazione che forse nasconde più segreti che verità di quel che si sono dette e anche se non sembra si stanno valutando a vicenda, si squadrano, si guardano, pensano, ragionano, misurano costantemente le parole e ognuna delle due non si sbilancia più di tanto. E alla fine sembra solo che Mikasa abbia anche più capito rispetto ad Annie stessa. Forse, è proprio per questo che è stato giusto perdere contro di lei, non c’è confronto.

E questo era il terzo racconto, anche in questo caso, non ho potuto dire altro in più perché temo che la conversazione che hanno avuto avrebbe perso di interesse se ve l’avessi detta io per filo e per segno, molto meglio leggerla per conto vostro! Due ragazze a confronto, un po’ simili, che si guardano e discutono tra loro con calma, quando ancora nessuno poteva sapere quel che sarebbe venuto dopo

Con ciò concludo qui questo post e vi invito ad andare nella vostra più vicina fumetteria a prenderne una copia, se siete fan de L’Attacco dei Giganti o più semplicemente amate queste due ragazze che hanno saputo darsi da fare in quest’opera posso assicurarvi che saprà sorprendervi. E conoscerete anche lati di loro che non avreste mai pensato che avessero come ad esempio la mania di Annie per le felpe con il cappuccio o come nascono i bambini secondo Eren. LOL Questo e molto altro in L’attacco dei Giganti – LOST GIRLS!

Bene, grazie per aver letto questo mio post, ci vediamo al prossimo! 

Juliet.

Informazioni su Juliet

Sono una ragazza di 24 anni che sta crescendo giorno dopo giorno a pane, shoujo e fantasia e che va pazza anche per il kpop. Il mio Blog è il nascondiglio che più preferisco dove poter dare sfogo alle cose che mi piacciono e a tutto ciò che succede nella mia vita. ♥
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