ROSSANA: Il Giocattolo dei Bambini – Kodomo no Omocha – La Villa dell’Acqua

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Cronologicamente collocato tra il quinto e il sesto volume della ‘serie regolare’, questo inquietante volume de ‘Il Giocattolo dei Bambini’ rappresenta una trovata geniale nel mondo del fumetto: si tratta, infatti, della trasposizione cartacea del film girato da Sanachan e Naozumi.
Troviamo quindi la giovane stella dello spettacolo nei panni del fantasma di Mako. Bella e crudele, Mako ha una vendetta da compiere, e quando Suzuhara attraversa la sua strada …
Una storia dai toni cupi, intervallata però da spassosi ‘dietro le quinte’, dove i giovani attori … interpretano se stessi!

Fonte: Dynit

Questo volume si compone di due storie: La Villa dell’Acqua che da il titolo al manga e Pochi, una storia extra non avente niente da che spartire con Kodomo no Omocha ma che si dimostra lo stesso all’altezza della bravura della maestra Miho Obana. Buona lettura! 🙂

LA VILLA DELL’ACQUA

Principalmente si tratta dell’adattamento a fumetto del film omonimo che Sana Kurata e Naozumi Kamura, i due protagonisti, hanno girato in gran parte quando erano andati in montagna e poi successivamente in studio. La storia è semplice, Hiroto è un ragazzino brillante e molto popolare tuttavia diviene vittima di bullismo e così per non attirare l’attenzione decide di cambiare il suo aspetto: porta gli occhiali anche se non ne ha bisogno e tiene i suoi capelli lunghi, inoltre, dai suoi atteggiamenti finisce per diventare un’escluso sperando quindi di passare inosservato e di non avere più problemi. Tuttavia improvvisamente un giorno i suoi genitori muoiono e lui rimane solo al mondo, i suoi parenti non vogliono prendersi cura di lui e tutti finiscono per preoccuparsi solo per l’eredità e i soldi. Hiroto così decide di badare a se stesso da solo anche se è ancora giovane ma finisce per bere delle birre rimaste in frigo e mezzo stordito dall’effetto dell’alcol ricorda tuttavia che c’è ancora una persona che forse potrebbe avere bisogno di lui, suo fratello maggiore, Masato Suzuhara, scomparso quando era un quattordicenne e che piano piano i suoi genitori avevano finito per eliminarlo proprio dai loro discorsi. Hiroto sa che Masato era sempre stato gentile con lui anche se non ha molti ricordi di lui e così cerca di fare di tutto pur di ritrovarlo così trova un investigatore privato al quale gli promette di affidargli una parte della sua eredità se riuscirà ad avere notizie sulla scomparsa di suo fratello. Dopo qualche sforzo l’investigatore riesce a scoprire dai rapporti della polizia che indagò al tempo della sua scomparsa che non era da solo quando ha fatto perdere le sue tracce bensì assieme ad altre due ragazze sue coetanee, Mako Sonoda e Miwa Nagakawa. Hiroto quindi comincia a cercare altri indizi per saperne di più e scopre che il terzetto si diresse quel giorno in una villa appartenente alla famiglia Nagakawa senza però farvi più ritorno e questo significa che là qualcosa è successo se tutti e tre non si sono più fatti trovare. Il nonno di Miwa confessa che tutto può essere accaduto per colpa sua ma non riesce a rivelare altro a parte che quella villa veniva usata da lui come centro di botanica infatti ha la passione per le piante. Quando i tre erano dati per spariti il nonno di Miwa aveva pensato che potessero andati lì ma nonostante avesse camminato e camminato non riuscì a trovare più quella villa, era come se questa fosse sparita nel nulla assieme ai tre ragazzi. Pieno di rimorsi e di colpe il nonno di Miwa qualche giorno dopo si impicca nella sua stanza portandosi con sé un segreto inconfessabile, troppo grande perché si possa dire a voce alta. Hiroto quindi decide che deve provarci anche lui, non è ancora sicuro che suo fratello sia morto e potrebbe essere ancora vivo, magari ancora lì in quella villa misteriosa. Si mette dunque sulle sue tracce e poi quando cominciava ad avere la sensazione di star girando in tondo per tutto il tempo incontra una ragazza con un kimono bianco e scalza, la ragazzina è bellissima e assomiglia tantissimo a Mako Sonoda, la ragazza di suo fratello, ma non può essere perché da allora sono passati tanti anni, ben 6! Mako dice di sapere dove si trova Masato e conduce Hiroto alla villa di cui tanto aveva sentito parlare. Qui riabbraccia Masato ma suo fratello all’inizio non lo riconosce e sembra che possa stare bene solo mangiando con gran voracità delle erbe strane che crescono nei pressi della villa. Solo dopo il fratello maggiore riesce a ricordarsi di Hiroto ma lo mette subito in guardia: deve stare attento a Mako e se possibile andarsene il più presto possibile prima che sia troppo tardi ma le cose non vanno in questa maniera. Mako però sinistramente comincia a provare interesse per quel ragazzino e Hiroto ha anche degli strani incubi che hanno a che fare con l’acqua, infatti, sogna che la villa ne è piena ma sono illusioni o è la verità? Oppure c’è dietro qualcos’altro? La ragazza in kimono che dice di avere 20 anni quando questo non è possibile perché Hiroto le da la sua stessa età sembra essere l’unica in grado di fare qualcosa per sbloccare questa situazione. Nella villa c’è anche Miwa, l’altra ragazzina che era svanita ora però cresciuta, che sembra essere soggiogata completamente dalle intenzioni di Mako. Hiroto scopre che Mako è un fantasma e che a ucciderla sono stati proprio Masato e Miwa e per questo motivo tiene i due prigionieri di questa villa per sempre finché anche loro non moriranno e faranno la sua stessa fine. Masato confessa che per colpa di queste erbe che hanno mangiato scambiandole per delle spezie hanno finito per litigare per motivi futili e presi dalla rabbia hanno fatto cadere Mako che ha sbattuto la testa ma nonostante fosse ancora viva seppur in condizioni gravi l’hanno buttata in fondo al lago legata ad una pietra. Hiroto non sa se sia realmente la verità e così quando si tuffa nel lago ritrova per davvero il corpo di Mako perfettamente conservato, come se il passare del tempo non l’avesse nemmeno sfiorata forse sempre per colpa di quelle erbe. Suo fratello infatti ne sembra essere dipendente e Hiroto capisce che ha gli stessi effetti di una droga, Mako cucina tutti i cibi mettendoci queste foglie e anche Miwa ormai in parte ne è assuefatta anche se sembra essere in condizioni migliori rispetto a Masato che ha anche le allucinazioni e davvero pochi momenti di lucidità. Hiroto cerca più volte di convincere Mako a lasciarli liberi, di portare Masato da un dottore ma invano, anche alla richiesta di lasciare andare solo lui questa non l’accoglie e alla fine improvvisamente la situazione peggiora. Masato e Miwa hanno una relazione amorosa seria fin da quando erano due quattordicenni ma il fantasma di Mako li tormenta da troppo tempo e Miwa finisce per suicidarsi incapace di uscirne fuori, evidentemente pensava di non avere altre alternative non prima di aver confidato a Hiroto dove si trovi il diario di suo nonno nel quale è stato annotato tutto riguardo quelle strane piante. Quindi ora capiamo che il nonno si è suicidato per i sensi di colpa, perché forse sapeva qualcosa e preso dal dolore per avere creato una pianta demoniaca. Mako trova la morte di Miwa ingiusta, la considera una traditrice per la seconda volta, e ora che tutto è stato portato allo scoperto Hiroto viene a sapere di come andarono le cose: Mako e Masato avevano una relazione, Miwa invece era la migliore amica di Mako e spesso tutti e tre si divertivano assieme finché Miwa non confessò a Masato di provare dei sentimenti per lui. I due quindi andarono in una delle ville della sua famiglia per poter stare un po’ soli soletti ma poi pentiti di come potesse sentirsi Mako se lo avesse saputo decisero di invitarla. Poi successe quel che sappiamo già. Il fantasma di Mako perseguita da allora i due suoi amici come a ricordarli ogni santo giorno quello che hanno commesso nei suoi confronti. Mako si è sentita sola e abbandonata, tradita dal ragazzo che amava e dall’amicizia con Miwa che credeva fosse la sua migliore amica e di sicuro non poteva immaginare che si sarebbe innamorata di Masato. Hiroto comincia a sentirsi vicino al fantasma di Mako e capisce quello che possa aver provato. Masato intanto ammette al fantasma di Mako che non era stato un incidente ma che avevano architettato tutto a posto, per farla sparire e vivere il loro amore senza più lei tra i piedi, Mako si infuria e strangola Masato. Dopodiché il fantasma brucia l’intera villa e prima che possa sparire Hiroto riesce a rivederla. Ormai è troppo tardi, i cadaveri dei suoi due amici sono ormai bruciati, perdendosi nel fumo prodotto dalle fiamme. Mako scomparirà e si porterà dietro anche Miwa e Masato, quelli che credeva essere le persone più importanti per lei. Hiroto, rimasto solo, il quale aveva anche cominciato a nutrire dei sentimenti per la bella Mako intrappolata in un fantasma colmo di odio, la scongiura di portarlo via con sé perché ormai non ha più nessuno. Mako però non lo fa, lo lascia andare perché gli vuole bene. Hiroto sviene e forse a causa del fumo delle erbe bruciate perde la memoria, pensa di essere sprofondato nel sonno perché troppo stanco nel ricercare la villa … poi sente una voce che gli offre il suo benvenuto ma non è la prima volta che la sente. E il sorriso di una creatura sembra accoglierlo lasciando Hiroto con gli occhi colmi di sorpresa, proprio la stessa reazione che ha avuto quando …

E questa era il film di Sana e Naozumi! *^* Che ve ne pare? Io ho avuto i brividi, vi giuro, proprio come ha detto Obana questa è davvero spaventosa come storia! Tuttavia si riescono a ben percepire i sentimenti che vengono espressi nel manga e proprio come un film, le immagini sono scorse davanti ai miei occhi … in un batti baleno ero già arrivata alla fine. Mi ha davvero stupita, credo che non potevo mai immaginare niente del genere, si avverte un’alta carica di tensione e il climax sale sempre più fino alla consumazione stessa del luogo in cui tutto ha avuto inizio. La villa diventa lo scenario in cui l’odio, la vendetta, la rabbia, hanno il sopravvento su tutto. Mako, Masato e Miwa sono solo tre vittime che non avrebbero mai pensato di finire in questa situazione, Hiroto, invece, è uno spettatore, non è neanche il vero protagonista, è lui che ci guida e scopriamo ogni dettaglio perché lui ne viene a sapere, quindi, ci si può ben identificare con lui. Attraverso i suoi occhi sappiamo quello che il terzetto ha dovuto affrontare, la miseria e la disperazione in cui si trovano Miwa e Masato, completamente dipendenti da un’erba maledetta che ha portato via le loro anime, sono solo corpi alla deriva che attendono il momento per morire. Loro sapevano fin dall’inizio che non avrebbero avuto scampo, non è Mako che li tiene prigionieri è la Villa secondo me. Non possono andarsene via, anche se vorrebbero, la loro coscienza è colma di ribrezzo, di paura, di terrore per quello che hanno commesso, si sentono “sporchi” e Mako invece rappresenta l’odio di una ragazza che è stata ingannata e che miserabilmente ha perso la vita senza averne nessuna colpa. All’inizio provavo fastidio per la figura di Mako, era come la padrona della Villa, li teneva soggiogati ed in pugno, sapeva cosa faceva e sapeva anche che per quanto stessero sotto i suoi ordini non avrebbe mai avuto la sua rivincita pienamente. Poi, a poco a poco, ho provato dispiacere per lei, perché voleva vivere! Lo si spiega nel momento in cui Masato dice che il corpo di Mako quando assieme a Miwa l’ha buttato nel lago era ancora caldo, potevano fermarsi, potevano chiamare aiuto ma non l’hanno fatto e sono diventati due assassini. Era stato un incidente ma loro due, complici della paura e sotto l’effetto della pianta del nonno di Miwa, hanno finito per commettere un omicidio in piena regola. Queste erbe simili alle droghe giocano un ruolo minore, non tanto per il fatto di essere pericolose in sé quanto piuttosto dal cambiamento che sono in grado di suscitare sulle persone. Sono più i sentimenti negativi ad aver inciso nella faccenda, Obana li concretizza materializzandoli attraverso queste foglie selvagge infatti questi si manifestano e vengono a galla. E’ incredibile come possa essere riuscita a dare vita a questa storia inquietante … sono ancora stupita. A ripensarci credo di non essermi mai sentita così strana nel leggere un manga, tuttavia, la storia prende così tanto che non si fa più caso a nulla, ti estranei dalla realtà e vieni catapultato nella vita di Hiroto. Davvero molto bella questa storia, un misto di inquietudine che ti lascia andare alla fine con un che di agrodolce in bocca. ^_____^

POCHI

Pochi è una storia diversissima da La Villa dell’Acqua ma riesce comunque a catturare il lettore. Protagonista è Sayaka Kano una ragazza che dopo aver fatto un test scolastico nel quale viene misurato lo stress degli alunni che frequentano la scuola scopre di essere la più stressata di tutti tanto da essere soprannominata la “regina dello stress”. Sayaka infatti ha molto da fare, sia a casa che a scuola, si deve occupare della sorellina minore che va all’asilo, deve studiare, deve fare le faccende di casa mentre i suoi genitori sono fuori per lavoro e deve ovviamente studiare e mantenere il ritmo di brava liceale con ottimi voti perché suo padre è molto rigido e vorrebbe che facesse come crede che sia meglio per lei. Un giorno Sayaka essendo in ritardo per il doposcuola corre ma finisce per perdere il suo libro che cade perdendosi sulla riva del fiume e tra l’erba. Qui incontra una signora che sta chiamando il suo cane (Pochi, infatti corrisponde al nostro “Fido”, in Giappone è un nome comune di cane come lo è per noi Fido) ma quello che gli corre sorridendo contento e abbaiando è però un ragazzino vivace. Sayaka trova la cosa strana ma anziché prenderli in giro si rende conto che la scena le ha suscitato non risa ma solo serenità e dolcezza anche se vorrebbe saperne di più su questa storia. Sayaka poi andando ad un appuntamento tra compagni di scuola fa la conoscenza di un ragazzino di nome Tomo Aruga e del fatto che lui viene chiamato dai suoi amici con il soprannome di “Pochi”, Sayaka fa due più due e capisce che il ragazzino che ha visto quella volta è proprio Tomo così lo mette alle strette e gli promette di non rivelare a nessuno questo suo segreto. Tomo gli racconta tutto: sua madre lo chiama Pochi perché era il nome del cane che i suoi genitori avevano trovato e adottato e che la madre, Yuko, credeva fosse lo spirito della loro figlioletta morta prematuramente. I due volevano molto bene a Pochi ma per un incidente anche lui li abbandonò nel periodo in cui i due coniugi stavano aspettando la nascita di Tomo. Tuttavia per lo shock della scomparsa del loro cagnolino Yuko svenne e quando partorì il bambino credette che fosse Pochi, tornato per stare ancora con lei. Per tutti quegli anni Tomo aveva vissuto come Pochi, come un cane, sua nonna gli aveva raccontato subito e per esempio doveva sottostare a delle regole come non farne parola con nessuno e non invitare mai compagni di scuola a casa per preservare l’immagine di sua madre che comunque malata stava sempre nella sua camera. Il padre di Tomo invece è in stato vegetativo e Tomo ha anche rivelato che vorrebbe staccare quei tubi che lo mantengono in vita. Sayaka si chiede come possa Tomo essere definito il “meno stressato” visto la sua situazione famigliare ben peggiore della sua condizione attuale ma nonostante questo inizia ad apprezzarlo per la sua schiettezza e per la sua allegria. A Tomo tutto questo va bene lo stesso, anche se come un cane, sua madre gli vuole bene, sa che non deve mai parlare davanti a lei e comportarsi come un cane ma gli piace quando lo porta fuori e quando gli da il cibo per cani che Tomo dice di apprezzare. LOL Sayaka comunque inizia a frequentare più Tomo e a tralasciare alcuni doveri, fa tardi la sera, viene sgridata in continuazione da suo padre, sua sorella minore la infastidisce e finisce per avere anche un principio di calvizie. Sayaka non ce la fa più, tutti si aspettano molto da lei, vorrebbe sentirsi libera, proprio come Tomo che vive il presente come vuole e che non si preoccupa del futuro ma è obbligata a seguire un ritmo stressante a lungo andare e non riesce più a stare al passo come prima. Sayaka così finisce per avere una sorta di crisi e decide di porre fine alla sua vita, incontra Tomo e si sfoga. Tomo l’accompagna in mezzo al fiume, in un punto in cui la corrente è forte e poi visto Sayaka aveva espresso il desiderio di morire le lascia andare la mano e le dice addio ma la ragazzina, tuttavia, rischiando di morire affogata chiama aiuto e Tomo la salva. Dopo questo Sayaka si mette a ridere e capisce di aver sbagliato e di dover dire tutto ai suoi genitori, di spiegare come si sente e cosa vorrebbe fare perché la vita è sua. Riesce dunque a parlarne e alla fine d’accordo con i suoi genitori trovano una soluzione per non farla stressare più. Sayaka si sente finalmente libera di poter avere più ampio respiro alla sua vita e l’amicizia preziosa con Tomo le da nuova speranza. Il padre di Tomo si risveglia ma solo per poco, giusto per dire a Yuko, la moglie, di prendersi cura di Tomo e finalmente lei capisce che quello che finora aveva sempre chiamato Pochi in realtà il figlio partorito e il frutto dell’amore con suo marito. Così lo raggiunge mentre era in compagnia con Sayaka e qui lo chiama Tomo a sorpresa scatenando l’incredulità di Tomo che era abituato ad abbaiare quando si sentiva chiamato da sua madre. Ora i due potranno abbracciarsi come madre e figlio tutte le volte che vorranno.

E questa era la storia dal titolo Pochi. Anche questa mi è piaciuta moltissimo ma è meno tragica de La Villa dell’Acqua, Pochi, infatti ha un lieto fine e promette quasi che le cose tra i due amici continueranno ad andare bene. Sayaka e Tomo infatti hanno creato una bella intesa, un equilibrio perfetto perché sanno capirsi e comprendersi. Pochi è meno spaventosa come storia breve, emana solo tristezza e dramma ma a mano a mano siamo in grado di poter capire bene la situazione di Sayaka che diventa troppo oppressa dalle responsabilità, dai doveri, dal fare quello che gli altri le dicono di fare senza poter avere voce in capitolo, tuttavia, si fa ancora più carico di tutto e prende anche il posto di rappresentante della classe quando nessuno pur sapendo quanto fosse stressata le ha mai dato una mano ad alleviare questo senso di pesantezza che ha sulle spalle e Sayaka scoppia e fa un putiferio. Perché le ragazze più tranquille e buone sono quelle che nascondono più dolore di tutti e quando non ce la fanno più reagiscono in maniera spropositata perché arrivano a far traboccare il famoso vaso che comincia a straripare di acqua e di lacrime. Come sempre scappare non è mai la soluzione giusta, non deve essere neanche l’ultima spiaggia, ma un punto di partenza dal quale poter far qualcosa per cambiare il corso degli eventi. Se Sayaka non avesse incontrato Tomo e il suo senso di libertà e di leggerezza probabilmente le cose sarebbero andate di male in peggio e a sua volta se Tomo non avesse conosciuto Sayaka forse non avrebbe mai trovato un’amica come lei in grado di non provare compassione o pietà nei suoi confronti ma solo di stargli vicino e di supportarlo. E’ una storia che racconta le vite di due ragazzini alle prese con i propri differenti modi di vivere e del loro incontro che fa cambiare a entrambi lo svolgimento della loro esistenza, infatti finiscono per essere quello che vogliono: Tomo un figlio e non più un cane anche se ora deve abituarsi all’idea dato che in fondo non gli dispiaceva più di tanto e Sayaka è diventata più proprietaria della sua vita e potrà fare come vorrà senza sentirsi sempre i rimproveri dei suoi genitori, ora entrambi sono liberi di poter essere finalmente se stessi. La ricerca è finita nel momento stesso in cui si sono incontrati. ^_____^

Spero che vi siano piaciute queste brevi storie e se ancora non l’avete fatto andate a recuperare la serie de “Il Giocattolo dei Bambini” e ovviamente anche questo volume speciale che non mancherà di lasciarvi con il fiato sospeso fino alle ultime pagine! 😉

Un grazie a chi sta leggendo queste righe. ❤

Con “La Villa dell’Acqua” si conclude finalmente la maratona Kodomo no Omocha! *^* Ma non vi preoccupate, a breve ne cominceremo assieme un’altra! *o* Il potere infinito degli shoujo sarà con voi e con me per accompagnarvi nelle prossime avventure! 😄 eheh.

P.s. Piccola curiosità, per chi non lo sapesse, tra le assistenti di Miho Obana nella stesura di “Pochi” compare anche il nome di Mayu Sakai (famosa per Rockin’ Heaven, Momo, Sugar Soldier ecc …) infatti ha lavorato per Miho Obana prima di diventare a sua volta una mangaka. *______*

Informazioni su Juliet

Sono una ragazza di 24 anni che sta crescendo giorno dopo giorno a pane, shoujo e fantasia e che va pazza anche per il kpop. Il mio Blog è il nascondiglio che più preferisco dove poter dare sfogo alle cose che mi piacciono e a tutto ciò che succede nella mia vita. ♥
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