Le Letture di Juliet: Quattro casi per Hercule Poirot – Agatha Christie

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La Trama:

Hercule Poirot, il celebre investigatore belga inventato da Agatha Christie nel 1920 e ucciso da dall’autrice stessa nel 1975, è il protagonista dei quattro lunghi racconti contenuti in questo volume. Quattro affascinanti storie poliziesche, pubblicate per la prima volta nel 1937, ognuna delle quali, per la complessità dell’intreccio e la ricchezza psicologica dei personaggi, ha il respiro di un romanzo. In Delitto nei Mews il detective è chiamato in causa da un suo vecchio amico, l’ispettore Japp di Scotland Yard, per scoprire se la signora Allen è stata uccisa o si è davvero suicidata. Nel Furto incredibile l’investigatore è, insolitamente, alle prese con la sparizione di documenti militari top secret. Lo specchio del morto ci riporta in un ambiente classico delle storie di Poirot: un invito in una casa di campagna con l’ospite che si trasforma in vittima. Triangolo a Rodi è invece una delle avventure “mediterranee” del nostro personaggio, una splendida vacanza. Con il morto, naturalmente.

 Il mio Commento:

E con “Quattro casi per Hercule Poirot” termina la mia vacanza all’insegna del giallo, del mistero e del delitto. Se dovessi fare una sorta di bilancio di questi libri devo dire che l’idea di portarmeli appresso è stata grandiosa! Non pensavo che sarebbe stato così piacevole ritrovarmi a indagare io stessa mentre leggevo intensamente le varie letture che ho svolto. E’ un vero peccato che i libri gialli di Agatha Christie, almeno quelli che posseggo, sono terminati! Però non mi dispero perché so che potrò andare in biblioteca e recuperarne alcuni da leggiucchiare se mi venisse nostalgia di quel simpaticone di Poirot. Già. Comunque, anche se questi libri li ho lasciati in vacanza e non me li sono riportati nel viaggio di ritorno posso assicurarvi che ho ancora qualche libro che mi sta ancora aspettando quindi la prossima estate ho intenzione di leggere anche quelli che mi rimangono (se nel frattempo non se ne aggiungono altri …) e di fare per ognuno dei miei commenti come questi che finora ho scritto e pubblicato sul mio Blogghino. Mi è piaciuto poter fare dei piccoli commentini in generale e spero che anche per voi sia stato lo stesso, non è detto però che se dovessi leggere qualcosa di interessante non ve ne parli, quindi, restate sintonizzati! Bene, giusto per darvi un piccolo indizio, anche la prossima estate leggerò due gialli di cui uno lo avevo cominciato taaaaantissimo tempo fa ma poi non ne avevo fatto più niente e l’avevo lasciato lì, interminato, e l’altro è del grande maestro giallista contemporaneo che credo qualcuno potrebbe tirar ad indovinare di chi si tratta, e personalmente, lo rispetto e lo ammiro molto per il grandissimo successo che ha avuto. Vi ho incuriositi abbastanza? Quindi questi due sono sicura che me li ritroverò a darmi il benvenuto la prossima estate al quale poi se ne aggiungeranno altri due di un altro dei miei autori preferiti, anch’egli molto conosciuto, soprattutto dai bambini. E’ stato delizioso rivederli qui nella mia libreria tutti assieme ma dovranno attendere ancora un altro po’, purtroppo. Ma bando alle ciance e tuffiamoci ora nell’ultimo libro giallo che ho letto, per l’appunto, “Quattro casi per Hercule Poirot”. Anche questo libro non mi ha deluso per niente. Se in “Sfida a Poirot” il personaggio aveva più un ruolo marginale perché non era in prima linea a indagare in entrambi questi quattro racconti finalmente lo vedo all’opera! Non stavo più nella pelle! Devo dire che si è dimostrato molto ma molto attento a tutto, curioso, oserei dire, ma dato che è il suo mestiere è logico che lo sia e con un acume e fiuto per le questioni da farmi stupire. Ci sono stati momenti dal quale se n’è uscito dicendo che già aveva un quadro abbastanza chiaro mentre io non avevo ancora il benché minimo sospetto su nessuno, se non proprio qualche ipotesi ma niente di più e lui già sapeva quasi tutto! M’è sembrato un po’ Detective Conan quando lui se n’è spuntava di punto in bianco dicendo che sapeva chi era il colpevole, ecco, se riuscite a seguirmi, l’impressione che ho avuto è stata quasi la stessa! Mi ha fatto sorridere in qualche modo! Parlando dei quattro racconti devo ammettere che due mi sono piaciuti tantissimo e i rimanenti poco meno ed ora ve li illustro grosso modo. “Delitto nei Mews” è stato quello che preferisco ancora adesso tra questi, ovviamente. La signora Barbara Allen viene uccisa nel suo appartamento e più precisamente nella sua stanza, la porta è chiusa a chiave, le finestre anche, quindi questo fa sospettare che si sia tolta la vita da sola. Tuttavia, ci sono alcune incongruenze molto precise perché se si fosse davvero chiusa dentro allora per la stanza si sarebbe trovata la chiave ma non ve n’è nessuna traccia, ci sono dei mozziconi di sigaretta del tipo che la signora non fumava e questo fa presagire che ci fosse stato qualcuno con lei, e poi la rivoltella che teneva nella mano destra e la posizione in cui si era accasciata dalla sedia non mette in dubbio che da questa postura non le sarebbe stato di certo facile togliersi la vita puntando l’arma poco sopra la tempia sinistra a meno che avesse fatto girare attorno il braccio ma sarebbe stato piuttosto scomodo e difficile da attuare. Inoltre, sull’arma non c’è nessuna impronta se non la sua e anche qui sorge un problema perché sembra che tenesse la pistola senza che la stringesse effettivamente, come se fosse stata poggiata sopra la sua mano e basta. Anche lo scrittoio sembra aver qualcosa a che fare perché Poirot non riesce proprio a distrarsi dalla penna verde smeraldo e dalla posizione di alcuni oggetti … che cosa vorranno dire? La signora Allen viveva assieme ad una sua amica, Jane Plenderleith, ed è stata proprio lei a trovarla senza vita e ad avvertire la polizia. Ma, insomma, si tratta di un caso di suicidio o di omicidio? Poirot indaga assieme a Japp, l’ispettore di Scotland Yard, e piano piano i due signori iniziano a collezionare indizi più o meno validi. La signora Allen aveva anche un fidanzato, un deputato politico, con il quale si sarebbe presto sposata, quindi, doveva essere contenta e felice della sua vita visto che stava per fare il grande passo … allora perché si è suicidata, ammesso che lo abbia fatto davvero? Tuttavia, emerge la strana storia di una persecuzione, un uomo, un suo vecchio amico, era tornato da lei all’improvviso e pare che la tenesse in pugno estorcendole di volta in volta somme di denaro dato che la signora era comunque abbastanza agiata ma per far fronte a questo inconveniente aveva perfino chiesto alla sua amica di prestarle delle somme che le avrebbe restituito più tardi. Allora la signora Allen era davvero in una brutta situazione! Doveva essere preoccupata e tesa dal momento che non sapeva davvero come fare per uscirne fuori. E ricompare ancora la stessa domanda: suicidio o omicidio? E poi c’è una borsa misteriosa che desta qualche sospetto … e qualche testimonianza dai vicini che sembra voler dire qualcosa di molto importante. E tutto sembra risolversi ma non nel modo in cui uno è portato a pensare! Ve lo giuro, racconto stupefacente! Dal primo all’ultimo momento non sapete quanto mi sono cervellata a cercare di capire chi potesse essere stato! E’ stato divertente, in qualche modo! Un finale a dir poco imperdibile! Una storia che raccomando vivamente! Sono stata così emozionata e a bocca aperta che quando ho terminato questo primo racconto mi sono detta: “Wow, ma davvero, non si può! E’ troppo bello!” e lo è stato sul serio! Se da questo primo racconto ne ero uscita a dir poco impressionata dal secondo lo sono stata leggermente di meno. “Il furto incredibile” è come dire … stato, per l’appunto, incredibile! Ora capisco quello che intendeva dire Poirot quando aveva detto che i casi difficili in realtà sono quelli più semplici, proprio perché ci si fa ingannare dalle apparenze, si tralascia dettagli che invece possono chiarire il mistero. Attorno ad un tavolo sono riunite delle persone, lord Mayfield, il padrone di casa, lady Julia Carrington, suo marito George e il figlio Reggie, poi c’era anche la signora Vanderlyn ed infine la signora Macatta. Queste persone trascorrono la serata in compagnia, chiacchierano, giocano a bridge poi si fa tardi e si ritirano nelle loro stanze. Rimangono solo in piedi lord Mayfield e il signor Carrington che fanno una passeggiatina sulla terrazza quando all’improvviso il primo salta su spaventato dicendo di aver visto un’ombra che si allontanava di tutta fretta e subito rientrano in stanza. Qui, scoprono che un documento importante, una faccenda politico-militare è stata rubata! Ma se giusto tre minuti prima c’era! Se lo ricordava proprio bene, era stato lui a metterla lì assieme alle altre carte che l’avvocato Carlile avrebbe visionato. L’avvocato dichiara che era stato interrotto dal suo lavoro perché aveva sentito un urlo e così si era precipitato fuori in corridoio dove aveva notato la cameriera della signora Vanderlyn, Leonie, con le mani alla testa che tutta terrorizzata farneticava di aver visto coi suoi occhi un fantasma! Un fantasma? Ne siamo sicuri? E deve essere stato in quel momento che qualcuno è entrato furtivamente dentro la stanza per rubare quel foglio importante! Quel documento però era di vitale segretezza e lord Mayfield non vuole chiamare la polizia perché se si sapesse in giro che questo progetto è stato rubato ne verrebbe meno la sua reputazione e non vuole che accada in alcun modo. Allora cosa fa? Chiama Poirot, ovviamente! Il quale arriva e inizia a indagare, raccoglie le testimonianze di tutti i presenti e valuta i loro alibi. I sospetti cadono subito sulla signora Vanderlyn che poteva aver origliato i discorsi degli uomini quando, poco prima di salire in camera, era tornata indietro per recuperare un libro che aveva lasciato nella stanza ma la signora ha un forte alibi intaccabile ed è anche molto sicura di sé e come se non bastasse Leonie è la sua cameriera, ma potrebbe essere anche stata la sua complice attirando l’avvocato fuori mentre lei sgattaiolava dentro. Questo mi ha fatto confondere parecchio, lo ammetto. Quel documento segreto inoltre, tramutato in denaro, può fruttare molto se entrasse nelle mani di un esperto del settore militare quindi … chi tra gli indiziati può aver avuto molto bisogno di soldi? Ne esce fuori lady Julia Carrington che, assidua giocatrice di Bridge, punta spesso somme che non possiede, e che si è fatta, proprio per questo, molti debiti. Inoltre, la sua camicia da notte era bianca e Leonie, la cameriera, ha dichiarato di aver visto un fantasma ma se in realtà fosse stata lady Carrington che in quel momento stava scappando? Dubbi su altri dubbi si aggiungono già al quadro di per sé difficile da sbrogliare ma si sa … Poirot ne uscirà! Ed infatti, in poco tempo, risolve tutto! Come? Nella maniera più semplice che ci sia. Ad essere sincera c’ero rimasta un poco male perché appunto era … così semplice come caso! Troppo, in un certo senso … comunque, ammetto che non l’avevo compreso bene ma ora riscrivendolo con parole mie sono riuscita a far un chiaro ripasso degli avvenimenti e allora a ripensarci adesso credo che in fondo sia stato davvero scaltro, il colpevole, intendo. Davvero, molto! E ora veniamo al terzo racconto, “Lo specchio del morto”. In una casa di campagna giunge Poirot che ha ricevuto una lettera da parte di sir Gervase Chevenix-Gore che chiedeva di venirlo a trovare per qualcosa che sembra davvero importante e di estrema urgenza. Quando giunge Poirot vede che riunite attorno al salotto ci sono varie persone: la moglie del sir Gervase, Vanda, e la figlia Ruth, Hugo Trent, un lontano nipote, la signorina Susan Cardwell, il signor Forbes, il colonnello Bury, il signor avvocato Godfrey Burrows, infine, la signorina Lingard senza dimenticare il maggiordomo Snell. E’ ora di cena ma il padrone di casa, sir Gervase, non era ancora sceso così, vedendo i presenti preoccupati, il maggiordomo si dirige in camera del suo padrone per avvertirlo ma non avendo in rimando nessuna risposta e vedendo che la porta è chiusa a chiave ritorna in sala allarmato e turbato. Questo non era mai successo prima d’ora. Il signor Gervase è, lasciatemelo chiarire, un signore un po’ pazzo, tuttavia anche molto fortunato perché tutto quello che toccava si trasformava in oro, in vincita, inoltre, ha un forte senso di lignaggio e di discendenza famigliare perché la famiglia Chevenix-Gore ha un lungo passato glorioso e pieno di storia ma fatto anche di avvenimenti che sarebbe meglio non rivangare, viene anche chiamato solo il “Vecchio”. Inoltre, ci teneva molto all’ora della cena e aveva fatto mettere apposta un gong così che potesse suonare una prima volta per avvertire che di lì a poco sarebbe cominciata la cena e una seconda volta quando i presenti dovevano essere tutti seduti a tavola perché si diceva che chi non rispettava rigorosamente le regole veniva subito scacciato via, non era per niente transigente e come se non bastasse era orgoglioso fin all’esasperazione, stava anche diventando forse un po’ matto da legare e c’era anche di mezzo una eredità impressionante. Insomma, tutti, compreso Poirot, in testa al gruppo, salgono le scale e si dirigono nella camera del Vecchio. La porta è chiusa a chiave così l’unica cosa che possono fare è buttarla giù, anche le finestre erano chiuse, nessun segno chiaro di qualcuno che si sia intrufolato perché … sì, sir Gervase giaceva morto. Era accasciato su una poltrona, seduto lateralmente allo scrittoio, era curvato sul lato destro e il braccio penzolava, ai suoi piedi una pistola ma anche lo specchio è rotto. Ma come è successo? Sulla scrivania trovano scritto “Scusate” e questo fa pensare che si sia suicidato ma badate bene … sir Gervase severo, sicuro di sé, orgoglioso e testardo com’era poteva davvero togliersi la vita quando lui credeva di essere un re, il migliore del mondo, addirittura una persona al pari del Padre Eterno? Sono sicura che anche voi siete un po’ scettici. Infatti non si tratta di un caso di suicidio ma un delitto! Chi tra le persone presenti poteva aver del rancore nei suoi confronti? Beh, qualche d’uno c’è perché di certo non era molto ben visto il Vecchio … e come se non bastasse si viene a sapere che il signore aveva intenzione di cambiare il suo testamento, forse, a qualcuno di quei presenti questa cosa non andava per niente a genio. Anche questo terzo racconto è stato davvero molto particolare e ben fatto, mi è piaciuto molto e ci sono anche piccoli colpi di scena e rivelazioni molto inaspettate! Ognuno dei testimoni riporta diversi fatti ma Poirot aiutato dal maggiore Riddle, venuto apposta per risolvere il mistero riusciranno a sciogliere il nodo della matassa. La fine mi è sembrata un po’ dolorosa e mi ha fatto venire un po’ di compassione verso uno dei personaggi … molto ben scritto e ben raccontato, non c’è che dire. Infine, il quarto e ultimo racconto si intitola “Triangolo a Rodi”. Poirot è in vacanza in Italia, a Rodi, precisamente, questo perché gli è stato consigliato di prendersi una pausa dal lavoro e di riposarsi dopo la quantità esorbitante di lavoro al quale è stato sottoposto. E’ fine ottobre e quindi c’è pochissima gente, sono in pochi ad alloggiare al mare e come Poirot stesso aveva già intuito qualcosa sarebbe successo … se lo sentiva, diciamo anche piuttosto a malincuore perché è come se i misteri, i delitti, i casi, lo seguissero ovunque lui andasse! Riusciva a fiutarli ancora prima che questi si verificassero ed era anche un po’ turbato e scocciato. Non riesce nemmeno a riposarsi in vacanza! Infatti … accade un incidente. Ma ora vi spiego: Valentine Chantry è una donna famosissima, si è sposata un sacco di volte e altrettante volte si è divorziata, molto bella tanto quanto stupida e civettuola. Attualmente è sposata con un comandante di marina, Tony. In tutto questo si aggiungono anche i coniugi Gold, Douglas e Marjorie. E da spettatrici ci sono la signorina Pamela Lyall e la sua migliore amica Sarah Blake. Tutto si svolge di fretta, anche troppa. Valentine cerca le attenzioni degli uomini ovunque lei vada e pare che voglia tenersi addosso Douglas che inizia a stravedere per lei e per la sua bellezza nonostante sia sposato. E così sembra che si sia creato un triangolo amoroso tra Tony, Valentine e Douglas. In assenza del marito la signora Chantry aveva riferito a Douglas che veniva costantemente picchiata e altre cose che fanno infervorare di rabbia Douglas, uomo dal comportamento molto cavalleresco. C’è molta tensione nell’aria. C’è anche una lite furibonda tra i due uomini ma poi sembra che tutto sia tornato al suo posto. Dopo una passeggiata le signorine raggiungono gli uomini e Poirot che stavano sorseggiando ognuno delle bibite. Valentine vuole del gin rosa e il marito premurosamente le porge il suo di bicchiere dicendo che sarebbe andato a prendersene un altro assieme alle nuove ordinazioni dei presenti. Tuttavia, neanche un minuto dopo, Valentine comincia a stare male e muore. Il marito si altera e se la prende con Douglas perché era stato lui prima a portare i bicchieri dal bar con fare amichevole e ora boccheggiava impaurito. La polizia lo arresta perché trova nella sua tasca della giacca il veleno con il quale la signora Valentine è morta. Ma è accaduto proprio questo? C’è qualcosa sotto di molto più oscuro e diabolico! Un racconto che vi terrà con il fiato sospeso e vi farà anche impazzire, ve lo giuro! Spettacolare! Ed è questo il secondo che ho più apprezzato tra i quattro! Poi, giunta a fine libro ho capito quello che intendeva dire mio fratello, che lo ha letto prima di me, dicendomi che il libro porta a pensare delle cose e invece poi si rivela ben altro!  

Grazie per avermi seguita nelle mie letture estive! Spero di esser riuscita a stuzzicare un po’ la vostra curiosità! ^______^ Ci si vede nelle mie prossime letture! 

Informazioni su Juliet

Sono una ragazza di 25 anni che sta crescendo giorno dopo giorno a pane, shoujo e fantasia e che va pazza anche per il kpop. Il mio Blog è il nascondiglio che più preferisco dove poter dare sfogo alle cose che mi piacciono e a tutto ciò che succede nella mia vita. ♥
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