Le Letture di Juliet: Sfida a Poirot – Agatha Christie

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La Trama:

Colin Lamb sta cercando qualcuno al numero 61 di Wilbraham Crescent, quando la porta del 19 si apre di colpo e una ragazza ne schizza fuori come un bolide, investendolo. E’ spaventata e urla indicando la casa dalla quale è appena uscita e nella quale si è imbattuta in un cadavere sul pavimento del soggiorno. Nessuno conosce l’uomo assassinato e nessuno sa come sia arrivato lì per farsi ammazzare. Il mistero dello sconosciuto comunque non è l’unico a creare dei problemi alla polizia di Crowdean: ci sono anche quegli orologi che indicano tutti un’ora diversa da quella reale. Per di più qualcuno ce li portati, perché non appartengono alla padrona di casa, una signora cieco tanto indipendente e intraprendente da suscitare più di un sospetto. Se per la polizia locale il delitto è indecifrabile, per Hercule Poirot “è molto semplice”. E se lo dice lui … dev’essere vero!

L’Autrice:

Nata a Torquay nel 1890, sposata due volte, Agatha Christie è la giallista più letta al mondo. Oltre ai romanzi, ha scritto racconti e commedie. Con lo pseudonimo di Mary Westmacott ha firmato sei romanzi rosa. Due i suoi detective più famosi: Hercule Poirot e Miss Marple. “Sfida a Poirot” è del 1964.

 Il mio Commento:

E anche questo libro giallo è volato via in un batter d’occhio! Incredibile quanto mi stia piacendo la scrittura di Agatha Christie, non dubito affatto che ancora oggi sia una delle più apprezzate e ricordate. Dopo aver finito di leggere “Verso l’ora zero” che mi ha lasciata più che soddisfatta e stupita per com’erano andati i fatti mi ero cimentata in quest’altra lettura. E sapere che mi aspetta un altro grosso librone, stavolta, sempre firmato da questa autrice, non fa che solleticarmi i polpastrelli che fremono dalla voglia di mettere le mani su un’altra sua opera. “Sfida a Poirot” tuttavia non è il vero titolo originale dell’opera bensì “The Clocks”, gli orologi, per l’appunto. Da come avrete già letto la trama che ho riportato all’inizio vi sarete già fatti un’idea piuttosto grossolana della storia e ci penso io a darne un’altra spennellata, giusto per farvelo gustare meglio dopo averne letto un assaggio seppur breve ma preciso. Seppur quindi l’edizione abbia avuto un altro titolo, il signor Poirot vi configura ugualmente nel libro, state tranquilli. Certo, non subito e non nel modo che pensiamo questo perché lui assume più un ruolo da esterno, quasi quanto noi. E’ Colin Lamb, un suo amico che lo conosce da tempo, a spiegargli l’intera faccenda andando a casa sua e Poirot si limita ad ascoltarlo, ancora fermamente convinto che non è necessario essere sul posto, sul luogo del delitto, per risolvere un caso di omicidio ma basta anche solo raccogliere da terzi le informazioni e ragionarci su. Ed è questa la sfida che si infiamma nel libro: riuscirà davvero Poirot a risolvere il caso pur non avendo conosciuto nessuno dei possibili indiziati, non aver visto il corpo del defunto, ne la scena del crimine e tutto il resto? Questo lo scopriremo a tempo debito per il momento faccio un passo indietro e parto dall’incipit. E’ molto semplice, una stenodattilografa, la signorina Sheila Webb viene mandata da Katherine Martindale, la sua direttrice nonché datrice di lavoro, a svolgere il suo servigio presso il domicilio della signora Millicent Pebmarsh, un’anziana signora cieca, che ha telefonato presso la loro copisteria chiedendo stranamente e inspiegabilmente proprio di lei. Obbedendo, la ragazza corre a Wilbraham Crescent, una strana bizzarria che ha la forma a doppia mezzaluna ed è stata costruita da un architetto vittoriano, questo è uno dei problemi per i quali i forestieri, chi non è della zona, insomma, non riesce a raccapezzarsi perché non capisce da che parte sono le case dato che le mezzelune si dividono tra loro i numeri civici bassi delle case con quelli invece alti. Avendo ricevuto l’ordine di entrare e di spostarsi nel salottino adiacente se la signora non fosse rientrata a casa per quell’ora, la ragazza segue le istruzioni ed, entrando con un po’ di timore, scopre, sdraiato a terra un uomo. Dapprima lo tocca ma poi capisce che è morto … anzi, peggio, è stato assassinato perché lei si sporca le mani di sangue, accidentalmente. Nota anche la presenza di quattro orologi tutti diversi tra loro che segnano le 4,13 circa mentre gli altri due presenti nella stanza, ovvero un orologio a pendolo e un altro a cucù segnano la vera ora reale. Strano, vero? Quando però giunge la signora Pebmarsh essendo cieca non poteva accorgersi che se continuava a camminare in quella direzione avrebbe calpestato e inciampato nel cadavere e così la ragazza si mette a urlare. Troppo spaventata corre poi fuori dall’abitazione e si imbatte, anzi, si scontra proprio in Colin Lamb che però si trovava in zona per un altro motivo e stava cercando di capire dove era situata la casa col numero 61. Lui la fa calmare e poi chiama la polizia, arriva quindi sul posto l’ispettore della polizia di Crowdean, Dick Hardcastle, un suo conoscente, che con la sua equipe poliziesca inizia a indagare e ad interrogare per capire cosa è realmente accaduto. Fatto sta che la signora Pebmarsh smente subito che abbia chiamato Sheila dalla cabina telefonica in fondo alla strada per farla venire a casa sua perché non aveva nessun bisogno di una stenodattilografa ma come se non bastasse non sono suoi nemmeno i quattro orologi che segnano la stessa ora. Ma allora … cosa vuol dire? Come c’è finito quell’uomo dal nome e dall’identità sconosciuta nel salottino dell’anziana cieca? E perché proprio Sheila l’ha ritrovato? E’ stato un puro caso o un piano maligno architettato da qualcuno, magari proprio dal colpevole del misfatto? Hardcastle e Lamb, che è un agente segreto e in quel momento stava in realtà indagando su un altro caso, coopereranno e raccoglieranno indizi e testimonianze a partire proprio dai vicini di casa della signora Pebmarsh perché anche se lei era fuori casa, qualcuno potrebbe aver notato qualcosa di sospetto, qualcosa che quella giornata era assai strano ma purtroppo dopo aver conosciuto i vari vicini non riescono a cavarci nulla di importante e a questo punto tutti potrebbero essere stati i colpevoli come allo stesso modo nessuno di loro potrebbe aver reciso la vita di quell’”uomo del mistero”, come lo chiamano i giornalisti. Lamb, quindi, dopo aver trascritto parola per parola quello che i vicino gli hanno raccontato, capisce che sono in un vicolo cieco e che non ne usciranno tanto facilmente così fa visita a Poirot. Ed ecco che qui entra in scena il detective più abile e famoso. Al tempo di questo libro, Poirot si è ritirato dal suo lavoro e ora sta comodamente seduto sulla poltrona a far passare le sue giornate leggendo libri, manco a dirlo, polizieschi e investigativi, tutti romanzi. Lamb spiega un po’ com’è la situazione a Poirot sperando in un suo aiuto concreto, in un suo preciso consiglio ma ogni volta lui lo lascia con delle enigmatiche rime, aggiungendo altri dubbi. Devo dire che è un tipo che parla molto (ahaha) uno potrebbe venire a trovarlo di pomeriggio facendogli una visita veloce, o almeno così gli pare di voler fare, e poi magari si ritrova lì fino all’ora di cena! Di certo, il signor Poirot ha molto da dire, su tutto … se poi si toccano i suoi preziosi romanzi allora state certi che terrebbe conferenze lunghe e noiose. Tuttavia, è molto ingegnoso e saggio, egli stesso dice a Lamb che i casi che paiono troppo complessi in realtà sono i più facili da risolvere. All’inizio lui non ci crede molto, come potrebbe essere così? se fosse come dice lui, allora, di certo, l’ispettore Hardcastle l’avrebbe già risolto su due piedi! Tuttavia, Poirot gli fornisce un altro succulente suggerimento: andare a parlare coi vicini. Ma loro lo avevano già fatto e non ne avevano ottenuto nulla di valido! Eppure Poirot è convinto che si deve poter mettere a suo agio i testimoni perché chissà, parlando del più o del meno, e sentendosi liberi di chiacchierare tranquillamente senza sentire addosso la tensione e la preoccupazione potrebbero farsi sfuggire qualche cosa di importante.  Insomma, la via è lì in attesa che i due la seguono e continuano intanto le ricerche. Ma non è mica finita qui! Durante il corso della storia succedono altri imprevisti come la sparizione di uno dei quattro orologi segnati le 4,13, e, come se non bastasse, ci rimette la vita anche qualcun altro che pareva aver compreso qualcosa … un dettaglio importante ma compromettente per il colpevole che subito fa fuori quella persona, non dandole la possibilità di andare a riferire il suo tormentoso dubbio a chi di competenza. Il mistero si infittisce, come si suol dire. Ma possibile che questo caso sia davvero così semplice? Perfino la stravagante vicina amante dei gatti ne è sicura, quel tizio sconosciuto è andato proprio in quel salotto per farsi uccidere, una cosa buttata lì da chi non si cura per niente del mondo circostante e per questo riesce a cogliere la vera essenza delle cose. Insomma, le cose si fanno più serie e ci rimette la vita anche un altro personaggio ma accrescono anche i sospetti e forse il cerchio si sta per chiudere attorno a sé. Se davvero stanno così le cose … allora solo una persona può essere il colpevole!

Un libro intenso, ricco di colpi di scena, che lascia a bocca aperta il lettore, nel quale mistero e suspance si fondono in un tutt’uno capace di collocare chi lo sta leggendo al pari stesso di Poirot perché, anche lui come noi, è un osservatore indiretto dell’avvenimento che si ritrova a seguire questa faccenda misteriosa. Vi state chiedendo se riuscirà a vincere la sfida? Beh, ragazzi, stiamo parlando di Poirot, suvvia! 

Alla prossima lettura!

Informazioni su Juliet

Sono una ragazza di 24 anni che sta crescendo giorno dopo giorno a pane, shoujo e fantasia e che va pazza anche per il kpop. Il mio Blog è il nascondiglio che più preferisco dove poter dare sfogo alle cose che mi piacciono e a tutto ciò che succede nella mia vita. ♥
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