Le Letture di Juliet: Verso l’ora zero – Agatha Christie

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La Trama:

In una splendida villa incastonata nella selvaggia costa della Cornovaglia si ritrovano, invitate dalla proprietaria Lady Tressilian, un piccolo gruppo di persone legate da vincoli di parentela e di amicizia: Nevile Strange – il nipote erede di Lady Tressilian –, la sua giovane moglie attuale e quella precedente. Un vecchio e famoso avvocato, un playboy, una giovane donna sola e infelice, uno scontroso piantatore della Malesia. Ma uno dei personaggi ha già ideato un piano diabolico per un delitto perfetto. E il sovraintendente Battle dovrà scandagliare nel passato di tutti per poter sciogliere l’enigma di un delitto che all’apparenza sembra essere stato banalmente commesso per entrare in possesso di un’eredità.

Il mio Commento:

Come avevo detto precedentemente, questa estate ho portato con me in vacanza qualche libro giallo che avevo a casa e che stava prendendo polvere già da troppo tempo. Seppur quando me li abbiano portati l’interesse c’era col passare del tempo l’avevo solamente lasciato sulla mensola sopra il televisore comodamente nascosto tra le altre robe. Quando era arrivata l’ora di partire, allora, e solo allora, mi ricordai della sua esistenza, d’altronde, quando qualcosa ci serve è in quel momento che ce la ricordiamo, non di certo prima quando non ci necessita. Sì, perché avrei fatto una sorta di “vacanza … col morto”, per così dire. Il genere giallo non mi è mai dispiaciuto, anzi, mi suscita sempre un moto di curiosità irrefrenabile che non so neanche spiegare bene a parole. Sarà perché sono anche cresciuta guardando le puntate di Detective Conan, era il mio appuntamento quotidiano all’ora di pranzo dopo la scuola, cercando anch’io di scoprire chi possa essere stato il colpevole e cercando perfino il movente oppure nel visionare assieme a mia madre le puntate che trasmettevano in tv del Tenente Colombo, sempre avvolto dal suo impermeabile grigio scuro e con la bocca piena di “mia moglie”, una donna che in tutta la serie non si è mai vista, e forse questo mi divertiva anche. Inoltre, mi stava simpatico e la domenica era un piacere starlo a sentire. Ci sentivamo un po’ tutti ispettori di polizia nel cercare di scovare per primi chi fosse il criminale del misfatto. Insomma, di certo, il genere giallo lo masticavo da un po’. Anche se con tutte queste serie televisive poliziesche che mandano in onda rimango impassibile e ci sto volutamente alla larga, peggio della peste. Brrrr. Seppur che io mi ricordi non abbia mai letto qualcosa di giallo non sono mai stata restia a questo genere di libri, ce ne sono ben altri che non sopporto! Comunque, quando mi sono stati regalati, perché una persona se ne voleva disfare ed io ho accettato di adottarli, e me li sono portati a casa erano rimasti lì a mangiare polvere per un po’ di mesi prima che mi ricordassi di loro. Anche quando ero stata in vacanza dopo averli riposti nella mensola accanto agli altri non m’è saltato subito alla mente di leggerli, altre erano le priorità in quel momento che andavano soddisfatte ma di sicuro sarebbe arrivato anche il loro momento quindi non aveva senso accelerare le cose, tutto vien da sé. E infatti così è stato. Sarà perché ormai si stava avvicinando la fine delle mie vacanze o perché in quei giorni ero terribilmente annoiata causa un caldo pazzesco e un vento quasi del tutto assente le mie giornate si erano ridotte a stare in camera a sospirare senza saper bene cosa fare. Avevo già letto “Vacanze all’Isola dei Gabbiani” di Astrid Lindgren di cui vi ho parlato qualche giorno fa ma la mia sete di lettura non era stata ancora del tutta placata così decisi, non appena mio fratello lo terminò, di accettare il testimone e ci fu il passaggio della consegna proprio lo stesso giorno. “Verso l’ora zero” riprese posto nella libreria ma più lo guardavo e più lo tenevo in mano e maggiormente quello pareva chiamarmi, forse vi sarà successo anche a voi, ma ecco, la tentazione era labile, prendere o lasciare ma ero ancora indecisa. Si percepiva chiaramente. Strano proprio anche il momento in cui decisi di leggerlo. Vedete, quella sera non avevo per niente sonno, nonostante in casa mia regnasse il silenzio assoluto, rotto di tanto in tanto dallo scricchiolare di qualche mobile che sonnecchiava, mi alzai in punta di piedi dopo aver acceso la luce e allungai il braccio, quasi meccanicamente, protendendomi ad afferrarlo quanto prima. Lo ebbi. Era in mano mia. Pronto per essere letto. Sì, all’una di notte! Di certo, sarò pazza ma anch’io ho fatto il mio “spuntino di mezzanotte” mangiando, anzi, divorando in poco tempo quasi la metà del libriccino che entusiasta si faceva leggere scorrevolmente! Non me lo aspettavo proprio che potesse avere un così buon ascendente su di me tanto che in pochi minuti giravo le pagine ingiallite che traboccavano di mistero una dopo l’altra, senza farci caso, presa com’ero dalla concentrazione. Solo alle 4 del mattino decisi che per ora poteva bastare. Avevo già conosciuto i personaggi principali perciò mi convinsi di lasciare il resto per quando mi sarei svegliata dopo aver dormito un po’. Il delitto non era ancora avvenuto ma nella mia mente già vedevo ogni possibile scenario, tutti più o meno avevano un movente, un motivo logico o meno che sia, per far fuori la vecchia anziana costretta a star ritirata in camera sua. E di certo di lì non sarebbe più uscita se non da morta come poi infatti è avvenuto, singolare come accadano certe cose, perfino nei libri! Ogni personaggio ci viene introdotto uno dietro l’altro, in un incatenarsi di eventi che alla fine compongono un vero e proprio mosaico costruito dal Caso o dalla Sorte? Perché qualcosa accade. Anche i personaggi affrontano delle prove dalle quali impareranno una lezione importante che sarà poi molto importante per la risoluzione del delitto di Lady Tressilian. Ma veniamo, dunque, ai personaggi principali: in testa ovviamente c’è Lady Camilla Tressilian, un’anziana signora ricca che ha perso il marito ma che nonostante ciò non si è voluta per niente spostare da casa sua e sloggiare, anzi, vi è voluta rimanere fino alla fine perché solo così le sembrava che la presenza del defunto marito ci fosse ancora. La signora, però, è costretta a restare in camera sua come un topolino in trappola ma, ha accanto, per fortuna, la sua dama di compagnia, Mary Aldin, una sua cugina, che si prende buona cura di lei, ovviamente supportata dal resto della servitù domestica, maggiordomo e sguattere comprese. Nonostante il carattere dell’anziana sia un po’ brusco, severo e rigido e, a volte, tendente a lanciar frecciatine a tutti e ad aver sempre qualcosa da ridire, una sorta di ragionamento all’”antica” su certe questioni moderne che non riesce a comprendere fino in fondo, come il divorzio del nipote per esempio, la portano comunque ad essere amata da chiunque la conosca. Il nipote in questione, il signor Nevile Strange, è un tennista professionista, sportivo, un’atleta così detto versatile che riesce bene in qualsiasi cosa pratichi. Si è, tuttavia, divorziato dalla sua ex moglie, Audrey Strange, per sposare una giovane donna, bellissima ma anche un po’ arrogante, la signorina Kay Strange che non sopporta la sua predecessora tanto da odiarla e da sentir costantemente la sua presenza in casa loro per quanto lei tenda a voler apportare cambiamenti  casalinghi come ridipingere il colore delle pareti o spostare i mobili, niente da fare, proprio non riesce a far a meno di avercela con lei! Accanto a Kay, spesso gironzola un giovane alto e bello, Edward (detto Ted) Latimer che la conosce fin da quando erano piccoli e sembra volerle molto bene, sono amici intimi e vanno d’accordo. Nonostante i due siano inseparabili il marito di lei pare non aver niente contro di lui anche se le gira costantemente attorno e lei sia la sua seconda e attuale moglie. Ad aggiungere questi personaggi vengono poi Angus MacWhirter, un uomo disperato, abbandonato dalla moglie che è scappata con un altro uomo, dopo che ha perso il lavoro e solo per aver detto la verità di come stavano realmente le cose con il suo capo, e che, in preda a sentimenti oscuri, ha tentato il suicidio buttandosi da un precipizio ma fortuna vuole che sia stato portato in ospedale e ne sia uscito illeso riscoprendo il vero valore della vita. E anche se a voi pare che costui non c’entri nulla con la faccenda, beh, ne sarete sorpresi quando ve lo ritroverete spuntare! Un vero colpo di scena! Ritornando ai personaggi, vi figura anche Thomas Royde, amico di casa Tressilian, che conosce Audrey fin da quando era bambina e che prova per lei uno smisurato affetto che nel tempo non è andato affatto a scemare ma si è come rafforzato e ora che, dopo ben lunghi 8 anni, è tornato dalla Malesia dove coltiva le sue piantagioni, è sempre più convinto delle sue decisioni e sa cosa vuole fare, qual è il suo obiettivo. A completare il quadretto già quasi pieno vi sono poi il signor Battle, il sovraintendente di Scotland Yard e il nipote, ispettore di polizia, Jim Leach, saranno loro due, infatti, a risolvere il mistero che avvolge la casa della signora Tressilian. Perché in quella casa qualcosa è accaduto … un omicidio. Forse già da tempo premeditato, nessun segno di effrazione che lasci intendere di un ladro o di un intruso esterno quindi i sospetti si ripercuotono sui presenti, sui villeggianti ospiti della signora, riuniti tutti assieme per trascorrere le vacanze in compagnia. All’inizio sembra un caso tipico che a che fare coi soldi, con l’eredità della signora anziana, ma è solo apparenza perché dietro c’è molto altro … qualcosa che già si poteva annusare nell’aria. Tutti erano stati agitati in quei giorni, c’era una tensione quasi palpabile, ed erano costantemente frenetici e preoccupati, sapevano che si stava per scatenare una vera e propria tempesta. Non solo atmosferica come poi infatti si verifica ma un qualcosa che sconvolgerà le carte in gioco, in un continuo scovar di indizi e di fatti, i due poliziotti scaveranno a fondo e riusciranno, con l’aiuto di un miracolo, a trovare il responsabile, l’assassino, un maniaco che da molto tempo covava un odio particolare per una persona precisa tanto da volerla vedere andar sulla forca. Ombre e luci quelle che si susseguono a Gull’s Point dove astuzia, ingegno, incertezza, dettagli, sospetti senza via via più forti, preoccupazioni e stupore si mescolano in un tutt’uno tanto da rendere questo piccolo libro tascabile uno di quei gialli che mi rimarranno sempre in mente, lo so già di per certo. Non avevo mai letto un libro di Agatha Christie, forse qualche testo sparso nei libri di letteratura quando andavo a scuola ma è passato troppo tempo perché mi ricordi quali potessero essere perciò la mia scoperta è stata grande e grande è stato anche il risolversi del caso perché anche se nel mentre leggevo il libro anch’io stessi cominciando a provare i miei dubbi sugli alibi degli indiziati ammetto che non avrei creduto che il colpevole fosse quella persona perché mi ero lasciata fuorviare da altre cose ed è difficile rimanere seri e concentrati quando c’è qualcosa di importante come un delitto e un assassino in libertà. Quindi è stato davvero intenso questo libro, era proprio come mi aspettavo che fosse! Profondo di sentimenti, semplice nel modo di scrittura e anche così ben preciso e articolato che è risultato davvero facile immaginare tutte le scene come se nella mia mente si fosse creato già un film. L’effetto è stato lo stesso di quando alla tivù si guarda un film, quel restare a bocca aperta, quello stringere gli occhi scrutando i presenti e valutando se tra loro ci fosse realmente il criminale, quel cercare di far combaciare movente e indiziato numero uno, il fare congetture, il pensare e ripensare se c’è qualcosa di nascosto che viene tenuto volontariamente celato perché non si deve far sapere a nessuno e in alcun modo, insomma, mi è sembrato davvero di essere nella villa, tra i personaggi. Non  credevo che l’autrice avesse un così bel modo di scrivere, decisamente molto giallo! E’ riuscita a impressionarmi, forse perché, certo, sapevo quanto fosse brava ma ancora non lo avevo capito coi miei stessi occhi. E sono contenta di aver ancora due suoi libri da illustrarvi se ve ne sarà l’occasione. Decisamente, come primo libro questo è un buon inizio per avvicinarmi al genere giallo e per continuare a leggere le sue opere. Anche se di Hercule Poirot non ve n’è traccia in questo libro seppur con qualche accenno (sapevate che ha manie di simmetria? Chissà perché ho pensato subito Kid di Soul Eater) so già di imbattermi in lui nei prossimi due libri che mi attendono. E non vedo anche l’ora di vederlo all’opera! Sì, perché da quel che si lasciava intendere deve essere davvero un curioso personaggio. Forse voi più di me ne siete al corrente ma, sapete, per me questa è la prima volta che mi cimento così all’improvviso coi gialli e se ho voluto portarmi in vacanze questi libri una ragione ci sarà, non vi pare? Tornando invece a “Verso l’ora zero” direi che così come vale per me può essere anche per voi un buon inizio per avvicinarvi a questo genere letterario. Non è una lettura lunga, vi assicuro, sono solo 173 pagine, un libriccino delizioso, che si legge tranquillamente anche sotto l’ombrellone al mare, niente di così troppo impegnativo. Semplice e per questo efficace! E’ stato in grado di farmi rimanere attaccata dalla prima riga all’ultima gustandomi appieno tutto, in ogni parte. Ogni vicenda che accade nel libro ha una data precisa ed il narratore è un esterno, le situazioni sono alternate a turno dai personaggi. Ecco che prima ci viene spiegato una cosa, poi un’altra, magari esteriormente sembra non c’entrare nulla col racconto invece, alla fine, poi, si chiude tutto, come un cerchio finito, e si conclude anche il libro. Sinceramente mi è piaciuto lo sviluppo, sono stati ben presenti sentimenti come la gelosia, l’invidia, l’amore, l’odio, la cortesia, la calma e tante altre cose che sono fuoriuscite da sole, insomma, erano ben visibili e netti, chiari e limpidi. Una cosa che non tutti sanno spiegare così bene ma l’autrice c’è riuscita perfettamente. E poi ricordiamoci che dietro ad un giallo c’è sempre la psicologia umana ed io non solo l’ho studiata alle superiori ma è anche la mia materia preferita, tutt’ora. Quindi, mettersi nei panni dei personaggi, a turno, è stato palese, ognuno reagiva in maniera differente quando veniva interrogato da Battle e mi domandavo chi potesse essere tra loro il colpevole, perché ci doveva per forza essere! Ci sono quasi arrivata alla fine ma è stato difficile capire chi fosse e forse è proprio questo che mi è piaciuto più di tutto perché se il colpevole si fa scoprire troppo presto non c’è davvero gusto ma se lo fa con classe e ingegno allora è il più diabolico di tutti messi assieme! E con ciò ora me ne sto zitta perché credo anche di aver parlato troppo. Comunque, giungendo ad una conclusione, ve lo consiglio, cento mila volte! Interessante e mai banale vi farà scivolare nelle contorte vite dei personaggi, in un vortice di sensazioni, e state anche tranquilli che c’è un bel lieto fine, quel che si dice “tutto è bene quel che finisce bene” e se ve lo state chiedendo, giusto per precisare, no, il colpevole non è il maggiordomo!

Per ora è tutto! Grazie per aver letto anche questo mio commento!

Alla mia prossima lettura letteraria!

Informazioni su Juliet

Sono una ragazza di 25 anni che sta crescendo giorno dopo giorno a pane, shoujo e fantasia e che va pazza anche per il kpop. Il mio Blog è il nascondiglio che più preferisco dove poter dare sfogo alle cose che mi piacciono e a tutto ciò che succede nella mia vita. ♥
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